8 Marzo 1975. Il giorno scelto dall’ONU per celebrare internazionalmente l’essere donna, e tutto ciò che questo comporta.

“E la giornata degli uomini non la facciamo?”, “Ormai abbiamo gli stessi diritti, non ce n’è bisogno”, “Non è giusto che solo le donne abbiano una festa tutta per loro”.
Come non è giusto che, con una frequenza media di una ogni tre giorni, una donna venga uccisa in Italia, dati Croce Rossa e Viminale.
Non si apprezza mai abbastanza quello di bello che già si ha.
“Chi ha il pane non ha i denti”. E se sei donna e “sfortunata”, comunque non li hai, perché tuo marito te li ha rotti con un pugno.

Anche se sappiamo bene che non è la sfortuna la vera colpevole. La dea bendata, ahimè, non ha nulla a che fare con millenni di educazione maschile che reprime l’emotività e l’empatia, promuovendo invece l’aggressività e il dominio come segni di forza e di vanto. Quella è colpa nostra. Di chi vede e fa finta che non sia così.

Ma tutto questo sembra passare in secondo piano rispetto al ricevere una bella, profumata ed economica mimosa. Omaggio parsimonioso per le nostre donne.

La storia di questa giornata ha in realtà radici più antiche, prima ancora che il suffragio femminile venisse introdotto.

Ci troviamo negli Stati Uniti, è il 1908. Le donne non sono casalinghe, come ci piace immaginarle, ma lavorano. E molto. Decisamente troppo, in condizioni disumane.
Le fabbriche del settore tessile devono produrre. Velocemente, anche.
Il metodo più efficiente per il fabbricante medio è quello di sfruttare al massimo la forza lavoro, a loro discapito.
A chi importa, in fondo? Alle donne. Che scioperano. E protestano. Fanno rumore. Si prendono lo spazio che spetta loro. “Esistiamo, dovete riconoscerlo”.

“Each time a woman stands up for herself, she stands up for all women”, Maya Angelou.

L’idea di rendere la giornata “internazionale” arriva nel 1910, durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, con l’obiettivo di promuovere il suffragio universale e i diritti delle donne.
E perché proprio l’8 marzo? La data definitiva è legata a un evento storico preciso. Quello stesso giorno, nel 1917, secondo il calendario gregoriano, le donne di San Pietroburgo scendono in piazza per chiedere la fine della guerra e il pane.
Questo evento lo conosciamo come l’inizio della “Rivoluzione di Febbraio”, importante passaggio storico per il blocco socialista.

In Italia arriviamo dopo. La prima giornata si tiene nel 1922 e, nel 1946, l’UDI, Unione Donne in Italia, sceglie la mimosa come simbolo ufficiale, trattandosi di un fiore che sbocciava proprio in quei giorni ed era alla portata di tutte le tasche.

di Agnese Aurola